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Estradizione verso la Repubblica Ceca: distinzione tra estradizione per procedimento penale e per esecuzione di pena, doppia incriminazione e validità della richiesta

23 May 2026

Globe terrestre sur une table avec un fauteuil en cuir flou en arrière-plan dans une pièce élégante.

TPF, 16.03.2026, RR.2026.2, RP.2026.1

Fatti

Il 25 maggio 2023, il Ministero della giustizia ceco ha richiesto alla Svizzera l'estradizione del cittadino ceco A. Tale richiesta si fonda su un mandato d'arresto del Tribunale distrettuale di Ostrava del 27 ottobre 2021 per fatti di inosservanza di una decisione ufficiale, ovvero la guida di un veicolo nonostante un divieto (art. 337 cpv. 1 lett. a del Codice penale ceco) e la mancata esecuzione di una pena detentiva (art. 337 cpv. 1 lett. g del medesimo codice).

Tali fatti si inseriscono in un contesto di recidiva. A. era già stato condannato nel 2020 a una pena di 10 mesi di reclusione e a un divieto di guida di tre anni per aver condotto un veicolo nel 2018 mentre era soggetto a un precedente divieto. Il 7 novembre 2020, è stato nuovamente controllato alla guida di un veicolo, in violazione del divieto di guida in vigore. Inoltre, non ha dato inizio all'esecuzione della sua pena di 10 mesi.

Per questi nuovi fatti, il Tribunale distrettuale di Ostrava ha condannato A. con sentenza del 2 settembre 2021 a una pena di 18 mesi di reclusione. Sebbene presente all'udienza, A. ha lasciato il Paese prima che la sentenza potesse essergli formalmente notificata, impedendo così che la stessa passasse in giudicato.

Con decisione del 4 dicembre 2025, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha concesso l'estradizione per la guida nonostante il divieto, ma l'ha rifiutata per la mancata esecuzione della pena. A. ha presentato ricorso contro tale decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone l'annullamento e, in via subordinata, la concessione del gratuito patrocinio.


Diritto

La Corte dei reclami penali richiama il quadro giuridico applicabile all'estradizione tra la Svizzera e la Repubblica Ceca. La Convenzione europea di estradizione (CEEstr) e i suoi protocolli, integrati dagli accordi di Schengen, ne costituiscono la base principale. In mancanza di una disciplina convenzionale esaustiva, si applica la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP), in particolare in virtù del principio di favore qualora risulti meno rigorosa.

L'art. 2 CEEstr pone il principio della doppia incriminazione: l'estradizione è concessa solo se i fatti contestati sono punibili in entrambi gli Stati. Per un'estradizione ai fini di perseguimento penale, il reato deve essere punibile con una pena di almeno un anno di reclusione. Per l'esecuzione di una pena, quest'ultima deve essere di almeno quattro mesi.

L'art. 12 CEEstr precisa i requisiti formali della richiesta, che deve contenere in particolare un'esposizione dei fatti e le disposizioni legali applicabili. L'autorità richiesta (svizzera) è vincolata dall'esposizione dei fatti dello Stato richiedente, salvo in caso di errori, lacune o contraddizioni manifeste. Il suo ruolo non consiste nel valutare la colpevolezza o le prove, bensì nel verificare se le condizioni per l'estradizione, in particolare la doppia incriminazione, siano soddisfatte sulla base di un esame astratto.

Infine, l'art. 65 della legge sulla procedura amministrativa (PA) subordina la concessione del gratuito patrocinio all'indigenza del richiedente e al fatto che le sue conclusioni non appaiano destinate all'insuccesso. Le conclusioni sono considerate tali quando le probabilità di successo sono notevolmente inferiori ai rischi di insuccesso.


Applicazione al caso concreto

La Corte dei reclami esamina e respinge uno dopo l'altro tutti i motivi di ricorso.

In primo luogo, il ricorrente sosteneva che la richiesta fosse ambigua, non permettendo di stabilire se l'estradizione fosse richiesta per un procedimento penale o per l'esecuzione di una pena. La Corte chiarisce che l'estradizione è richiesta ai fini di un procedimento penale. Poiché la sentenza ceca del 2 settembre 2021 non è passata in giudicato (a causa della mancata notifica al ricorrente, che si è sottratto alla giustizia), il procedimento penale è ancora pendente. L'estradizione mira dunque a consentire la prosecuzione di tale procedimento, e non semplicemente a notificare una sentenza. La richiesta si fonda validamente sul mandato d'arresto del 27 ottobre 2021.

In secondo luogo, il ricorrente contestava la qualità e la forma dei documenti forniti dalle autorità ceche. La Corte ritiene che le informazioni integrative siano state trasmesse nei termini e nelle forme previste. Quanto alla qualità della traduzione, essa è giudicata sufficiente per comprendere i fatti determinanti, tanto più che il ricorrente, essendo ceco, non ha dimostrato l'esistenza di errori di traduzione concreti e pregiudizievoli.

In terzo luogo, la Corte conferma che la condizione della doppia incriminazione è soddisfatta. I fatti di guida nonostante un divieto (art. 337 cpv. 1 lett. a del Codice penale ceco) sono punibili anche secondo il diritto svizzero, corrispondendo al reato di guida senza autorizzazione (art. 95 cpv. 1 lett. b LCStr), punibile con una pena detentiva. L'UFG ha quindi agito correttamente accordando l'estradizione su tale base.

In quarto luogo, riguardo alla richiesta subordinata di ottenere assicurazioni sulla non esecuzione della parte di pena legata al reato non estradabile, la Corte la giudica priva di oggetto. Non essendo la sentenza definitiva, la pena di 18 mesi può ancora essere modificata nell'ambito del procedimento di ricorso nella Repubblica Ceca. Il ricorrente potrà far valere in quel momento che l'estradizione è stata accordata solo parzialmente.

Infine, la Corte ritiene che l'UFG abbia sufficientemente motivato la propria decisione e non abbia violato il diritto di essere sentito del ricorrente.


Esito

La Corte dei reclami del Tribunale penale federale respinge il ricorso, ritenendo che nessun motivo osti all'estradizione di A. verso la Repubblica Ceca per il reato di guida nonostante un divieto di esercitare un'attività.

Anche la richiesta di gratuito patrocinio è respinta. La Corte ritiene che il ricorso fosse privo di probabilità di successo e quindi destinato all'insuccesso ai sensi dell'art. 65 PA.

Le spese giudiziarie, fissate a 2'000 franchi, sono poste a carico del ricorrente.



Newsletter Silex pubblicata in collaborazione con Elisabetta Tizzoni