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Estradizione verso la Francia: un appello pendente non impedisce la detenzione ai fini dell’estradizione

19 May 2026

Globe terrestre sur une table avec un fauteuil en cuir flou en arrière-plan dans une pièce élégante.

TPF, 23.04.2026, RH.2026.4, RP.2026.16

Fatti

Le autorità francesi hanno richiesto l'arresto ai fini dell'estradizione di A., condannato il 10 luglio 2025 dal Tribunale correzionale di Parigi a una pena di cinque anni di reclusione e 700.000 euro di multa per diverse infrazioni economiche (truffa, bancarotta, riciclaggio, ecc.).

Residente in Svizzera, una richiesta formale di estradizione è stata trasmessa all'Ufficio federale di giustizia (UFG) il 20 gennaio 2026, basata sulla condanna e su un mandato d'arresto europeo.

Il 10 marzo 2026, l'UFG ha emesso un mandato d'arresto ai fini dell'estradizione. A. è stato arrestato il 19 marzo 2026 e si è opposto all'estradizione, sostenendo di aver presentato appello contro la sentenza francese e di non possedere più la cittadinanza francese, bensì quella lussemburghese.

Nonostante la conferma dell'appello da parte delle autorità francesi, queste ultime hanno mantenuto la loro richiesta di estradizione.

Il 30 marzo 2026, A. ha presentato ricorso contro il mandato d'arresto dell'UFG presso la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF), chiedendo la sua immediata scarcerazione.


Diritto

Le procedure di estradizione tra la Svizzera e la Francia sono disciplinate da un insieme di testi, in particolare la Convenzione europea di estradizione (CEEstr) e i suoi protocolli, l'accordo bilaterale sulla procedura semplificata, nonché le disposizioni dell'acquis di Schengen. In via sussidiaria, si applicano la Legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP) e il Codice di procedura penale (CPP).

La Corte dei reclami penali del TPF è competente a statuire sui ricorsi contro i mandati d'arresto ai fini dell'estradizione (art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 LOAP in combinato disposto con l'art. 48 cpv. 2 AIMP).

Secondo una giurisprudenza costante, la detenzione ai fini dell'estradizione è la regola e la scarcerazione l'eccezione (DTF 136 IV 20 consid. 2.2 2-22). Le condizioni per la scarcerazione sono più rigorose rispetto alla detenzione preventiva nazionale.

La detenzione mira in particolare a prevenire il rischio di fuga, che viene valutato in modo restrittivo. La scarcerazione è ammessa solo in rari casi, ad esempio quando la persona ha legami familiari e professionali molto forti in Svizzera (DTF 136 IV 20 consid. 2.3 2-22).

L’estradizione può essere rifiutata se manifestamente inammissibile, in particolare qualora il procedimento all’estero violi principi fondamentali garantiti dalla CEDU o dal Patto ONU II (art. 2 lett. a AIMP).


Applicazione al caso concreto

Il ricorso è stato presentato entro i termini legali ed è pertanto ricevibile.

Il ricorrente contesta la validità del mandato d’arresto, affermando di non essersi sottratto alla giustizia. Il TPF ricorda che non spetta a lui verificare la conformità degli atti procedurali al diritto estero, salvo in caso di manifesto abuso di diritto. Nella fattispecie, l’emissione di un mandato d’arresto da parte della Francia il giorno stesso della condanna, seguita da un mandato d’arresto europeo, dimostra la chiara intenzione delle autorità francesi di perseguire il ricorrente.

Il TPF rileva un rischio di fuga non trascurabile. La pesante sanzione prevista, combinata con il fatto che il ricorrente ha acquisito la cittadinanza lussemburghese (circostanza che le autorità francesi sembravano ignorare), crea il rischio che egli si rechi in Lussemburgo per ostacolare la propria estradizione.

Il ricorrente sostiene inoltre che l’appello presentato contro la condanna la renderebbe non esecutiva. Il TPF respinge tale argomento precisando che tale doglianza riguarda il merito della richiesta di estradizione e non la legalità della detenzione. La richiesta rimane valida come domanda di estradizione “in corso di procedimento” ai fini dell’appello, e il mandato d’arresto francese costituisce un titolo di detenzione sufficiente.

Infine, la richiesta di assistenza giudiziaria del ricorrente viene respinta, essendo le sue conclusioni giudicate sin da subito prive di fondamento alla luce della giurisprudenza consolidata.


Esito

La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale respinge il ricorso.

Conferma la validità del mandato d’arresto emesso dall’UFG e il mantenimento in detenzione del ricorrente.

Il fatto che un appello sia pendente in Francia non osta alla detenzione, e il rischio di fuga è ritenuto sufficiente a giustificare tale misura.

Le spese processuali, fissate a 2’000 CHF, sono poste a carico del ricorrente.



Newsletter Silex pubblicata in collaborazione con Elisabetta Tizzoni