
TPF, 02.04.2026, RH.2026.1, RP.2026.14
Fatti
Il 5 marzo 2026, il Giudice per le indagini preliminari di Novara (Italia) ha emesso un mandato d'arresto europeo nei confronti di A. per i reati di omicidio e lesioni personali gravi. L'uomo è accusato, in concorso con la compagna, di aver sistematicamente maltrattato il figlio minorenne, C., deceduto il 24 novembre 2024 a seguito delle percosse subite.
Sulla base di tale mandato, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha ordinato l'arresto provvisorio di A. il 13 marzo 2026. L'uomo è stato arrestato lo stesso giorno dalla polizia cantonale ticinese. Durante l'interrogatorio, A. ha riconosciuto di essere la persona ricercata, ma ha rifiutato la procedura di estradizione semplificata. Di conseguenza, l'UFG ha emesso un ordine di carcerazione ai fini di estradizione, che gli è stato notificato il 18 marzo 2026.
Il 20 marzo 2026, A. ha presentato ricorso contro tale ordine di carcerazione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF). In via principale, ha chiesto l'annullamento dell'ordine di carcerazione e, in via subordinata, la sua sostituzione con misure alternative, quali il ritiro dei documenti d'identità, l'obbligo di dimora, l'obbligo di presentarsi presso un ufficio pubblico o la sorveglianza elettronica. Parallelamente, ha inoltrato una richiesta di assistenza giudiziaria gratuita.
Diritto
La Corte dei reclami penali del TPF è competente a statuire sui ricorsi contro gli ordini di carcerazione ai fini di estradizione (art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 LOAP in combinato disposto con l'art. 48 cpv. 2 della legge sull'assistenza internazionale in materia penale, AIMP).
La cooperazione in materia di estradizione tra la Svizzera e l'Italia è disciplinata principalmente dalla Convenzione europea di estradizione (CEE) e dai relativi protocolli, nonché dalle disposizioni pertinenti dell'acquis di Schengen. La legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP) si applica in via sussidiaria per le questioni non regolate dai trattati o qualora sia più favorevole all'estradizione (principio di favore).
Secondo una giurisprudenza costante, in materia di estradizione, la detenzione della persona perseguita costituisce la regola, mentre la messa in libertà rappresenta l'eccezione. Le condizioni per la scarcerazione sono più rigorose rispetto alla carcerazione preventiva nel diritto interno. La liberazione può essere ordinata solo in casi eccezionali, in particolare se è verosimile che la persona non si sottrarrà all'estradizione e non comprometterà l'istruttoria penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP). Tali due condizioni sono cumulative. Altri motivi di scarcerazione includono la presentazione di un alibi immediato, ragioni di salute o l'ipotesi in cui l'estradizione appaia manifestamente inammissibile (art. 47 e 51 AIMP).
La giurisprudenza relativa al pericolo di fuga è particolarmente restrittiva. Il Tribunale federale ha più volte confermato la detenzione di persone con stretti legami con la Svizzera (famiglia, lunga residenza, cittadinanza svizzera dei figli) motivandola con il fatto che la prospettiva di una lunga pena detentiva costituisce un incentivo sufficiente alla fuga. La scarcerazione viene ordinata solo in circostanze del tutto particolari (ad es. età avanzata, precarie condizioni di salute, pena edittale molto lieve).
Per quanto riguarda il gratuito patrocinio (art. 65 PA e 29 cpv. 3 Cost.), esso viene concesso se sono soddisfatte due condizioni cumulative: l'indigenza del richiedente e conclusioni che non appaiano sin dall'inizio prive di qualsiasi possibilità di successo. Una causa è considerata priva di possibilità di successo quando le prospettive di vittoria sono notevolmente inferiori a quelle di soccombenza.
Applicazione al caso concreto
La Corte analizza in primo luogo il ricorso contro l'ordine di carcerazione. Il ricorrente contesta l'esistenza di un pericolo di fuga, facendo leva sulla sua situazione familiare (domiciliato in Svizzera con la compagna e i loro due figli molto piccoli) e sull'assenza di legami con paesi diversi dall'Italia.
Il TPF respinge tale argomentazione. Ricorda che la detenzione è la regola. Nella fattispecie, diversi elementi fondano un pericolo di fuga concreto e marcato:
- La gravità dei reati: Il ricorrente è accusato di omicidio e lesioni personali gravi ai danni del proprio figlio.
- La pena edittale: Rischia una pena detentiva fino a 10 anni in Italia, il che costituisce un forte incentivo a sottrarsi alla giustizia.
- L'assenza di legami sostanziali con la Svizzera: Il ricorrente, cittadino italiano di 27 anni, risiede in Svizzera solo dal 2025 ed è in attesa di un permesso di soggiorno B. Tali legami sono giudicati troppo recenti e troppo deboli per controbilanciare il pericolo di fuga.
- Il comportamento precedente: Il TPF rileva che il ricorrente ha lasciato l'Italia pur essendo a conoscenza del procedimento penale aperto nei suoi confronti, il che dimostra una propensione a sottrarsi alle autorità.
Alla luce di questo elevato pericolo di fuga, le misure sostitutive proposte (sorveglianza elettronica, deposito dei documenti, ecc.) sono giudicate insufficienti per prevenirlo efficacemente. La Corte osserva che un braccialetto elettronico non impedisce una fuga, ma si limita a constatarla a posteriori. La detenzione è dunque considerata proporzionata.
Successivamente, la Corte esamina la richiesta di gratuito patrocinio. Sebbene la situazione finanziaria del ricorrente sia definita "difficile", la Corte respinge la domanda poiché la seconda condizione, quella delle possibilità di successo, non è soddisfatta. Il ricorso era, sin dall'inizio, manifestamente destinato all'insuccesso. Data la giurisprudenza estremamente rigorosa in materia di pericolo di fuga nell'ambito di una procedura di estradizione, gli argomenti sollevati dal ricorrente non avevano alcuna possibilità di essere accolti.
Esito
La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale respinge il ricorso e conferma l'ordine di carcerazione ai fini dell'estradizione. Anche la richiesta di gratuito patrocinio viene respinta. Le spese giudiziarie, fissate a 500 CHF, sono poste a carico del ricorrente.
Newsletter Silex pubblicata in collaborazione con Elisabetta Tizzoni
